(Torino, 1967) Dal 1987 inizia a lavorare come pittore e scultore. Poco dopo la sua prima mostra alla Galleria Carbone di Torino abbandona la pittura per riscoprire altri mezzi espressivi come la fotografia e l’installazione e condurci nella triste crudezza del reale.

I suoi lavori sono frutto di uno studio approfondito dell’essere umano, delle sue abitudini, dei suoi comportamenti. Berti si interessa dell’umanità ed usa l’arte per descriverla, senza alcuno sconto, mettendone in mostra bellezze, brutture e contraddizioni. Le opere sono macchine perfette, che rapiscono lo spettatore rendendolo protagonista di un processo di apprendimento e conoscenza. Così oggetti di uso comune, situazioni familiari, elementi decontestualizzati dalla quotidianità, lentamente svelano significati nuovi raccontando storie spesso sconosciute o troppo presto dimenticate. La bellezza estetica di un oggetto, di una fotografia o di un’installazione sono elementi secondari; ciò che conta veramente è la capacità evocativa che questi hanno su di noi nel momento in cui ne comprendiamo il funzionamento.In questo contesto si inserisce Universal Embassy (2006), il lavoro che in un certo senso incarna i temi portanti di questa mostra. Tre fotografie, tre ambasciate somale, con storie diverse ma destini comuni, accompagnate da tre testi che raccontano nei dettagli le vicende legate a ciascuna struttura, diventano un momento di riflessione sul concetto di appartenenza ed identità nazionale. Londra e Roma, due palazzine fine ottocento, borghesi, anonime, furono sede della rappresentanza consolare dello Stato somalo, uno stato che a partire dal 1991 fu coinvolto in una sanguinosa guerra civile che pregiudicò l’esistenza stessa del governo. Le Ambasciate si trovarono quindi senza uno stato da rappresentare e senza legazioni che le presidiassero e, cadute in rovina, diventarono spesso rifugio per clandestini e persone senza fissa dimora. L’Ambasciata di Roma divenne tristemente nota nel 2011 per uno stupro di gruppo che si consumò al suo interno, finché non fu sgomberata e le porte murate. Se le prime due rappresentano Ambasciate aperte in paesi che in passato colonizzarono la Somalia, la terza fotografia ritrae invece la sede dell’Ambasciata somala a Bruxelles, che nel 2001 fu occupata da un gruppo di stranieri non in regola con i permessi di soggiorno che fondarono L’Ambassade Universelle, l’Ambasciata Universale che dà il titolo all’intero progetto. L’edificio diventò quindi residenza per i sans-papiers che in questo modo poterono attivare le pratiche per la loro regolarizzazione.

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