GLORIA GRADASSI:
Gloria Gradassi, critica e storica dell’arte, si è laureata presso l’Università degli studi di Perugia e ha studiato presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell’arte dell’Università di Siena. Ha al suo attivo la cura di numerose mostre personali e collettive in istituzioni pubbliche e gallerie private. Ha collaborato con l’Università degli studi di Perugia, la Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. Scrive per Flash Art.

GROW UP
Il taglio critico della mia sezione parte dalla volontà di rappresentare differenti linee di ricerca attraverso due generazioni. Quella di artisti che sono giunti a una maturità espressiva che segna un punto di equilibrio nella ricerca, conseguenza di una rielaborazione lunga e approfondita delle intuizioni e delle spinte iniziali, e quella invece rappresentata da artisti più giovani che mostrano un approccio al mezzo espressivo sicuramente meno legato alla natura e allo status degli specifici linguaggi, operando per frammenti piuttosto che per sistemi. Suggerire questa lettura è un modo per riflettere sul passaggio dalle modalità espressive della fine del ‘900, secolo affascinante e ricchissimo disviluppi, al nuovo millennio in cui l’arte sembra esprimersi filtrando tutto ciò che è immediatamente precedente in un linguaggio più leggero. L’idea di crescita allude, pur nella diversità dei percorsi individuali, ad una germinazione di soluzioni artistiche nuove che sebbene sfrontatamente giovani, hanno un legame viscerale con delle presunte madri che hanno indicato atteggiamenti nuovi e aperto percorsi divergenti. Gli artisti in mostra sono tutti italiani, alcuni di loro sono ormai delle pietre miliari nel panorama degli artisti mid-career, altri con straordinaria forza espressiva stanno aprendosi nuove strade. Alcuni di loro hanno scelto di trasferirsi negli Stati Uniti ed aprire ad un confronto integrale il proprio vissuto artistico. Infine c’è un piccolo contingente di artisti marchigiani che si sta muovendo in un libero confronto con linguaggi internazionali. Senza la pretesa di poter delineare discorsi esaustivi sull’arte italiana di oggi, ho voluto dare delle campionature mettendo comunque sempre al centro l’artista, con la sua opera e la sua capacità generativa.

 

STEFANO VERRI:
Critico d’arte e curatore indipendente. Nato a Bulach, Svizzera, nel 1977 svolge la sua attività ponendo particolare attenzione alla promozione delle nuove generazioni di artisti ed alle nuove forme espressive. Accanto a questo svolge un’attività di diffusione dell’estetica contemporanea quale importante valore sociale e di sviluppo attraverso partecipazioni, conferenze ed esposizioni (realizzate spesso in spazi non canonici), che hanno l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico ad un settore della cultura troppo spesso considerato di nicchia. E’ stato citato nella classifica Top 100 dei critici Italiani pubblicata da Flash Art nel 2007. I suoi contributi sono apparsi in alcune note riviste di settore quali Exibart, Segno, ArteContemporanea.

LUOGO/IDENTITÀ
Il titolo di questa sezione prende le mosse dallo spazio che ci ospita, ovvero il corridoio di ingresso alle sale di un cinema/palacongressi, o, come lo descriverebbe il sociologo polacco Baumann, un non-luogo: ”uno spazio privo delle espressioni simboliche di identità, relazioni e storia: esempi tali di ‘non luoghi’ sono gli aeroporti, le autostrade, le anonime stanze d’albergo, i mezzi pubblici di trasporto […]. Mai prima d’oggi nella storia del mondo i non luoghi hanno occupato tanto spazio”. (Z. Bauman, Modernità liquida, 2002). Un spazio frequentato da varia umanità affrettata, caratterizzato unicamente da qualche cartello direzionale, dalla segnaletica di soccorso certamente d’obbligo e da un distributore automatico di bevande monodose; pareti bianche, linee curve su cui l’occhio scivola e nessuno si sofferma. Qui l’architettura, priva di qualsiasi identità, definisce soltanto una funzione di transito e l’opera d’arte, innesto forzato in un (non-) luogo cui non appartiene, genera appunto quelle “espressioni simboliche di identità, relazioni e storia” che ne mutano valore e significato. Le opere selezionate hanno lo scopo non soltanto di trasformare questo ambiente in un luogo, ma vogliono a loro volta porre degli interrogativi, essere capite nel loro funzionamento ed espandere il loro messaggio.

 

GIOVANNI VICECONTE:
Nato a Cosenza nel 1974. Lavora tra Cosenza e Milano.Dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti, nel 2004 ha conseguito a Firenze il Master in Organizzazione Eventi Culturali e nel 2005 il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive – Art Management/Curator presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. In seguito completa il suo percorso formativo presso la GAM Galleria d’Arte Moderna di Bologna, diretta da Gianfranco Maraniello, dove ha collaborato all’organizzazione di diverse mostre, tra le quali “Bologna Contemporanea”. Negli ultimi anni ha curato diverse mostre e progetti per spazi pubblici e privati, tra le quali: “In Corso D’opera – l’Arte come territorio d’incontro”, Fabbrica del Vapore – Milano; “Identità Multiple – corpi come mappe interiori”, spazio CAMS dell’Università della Calabria; Su Nero Nero, Castello di Rivara,Torino; Su Nero Nero – Over Black black , Galleria Franz Paludetto, Roma; Invasion One (personale di Bianco-Valente e di altri 11 artisti dell’archivio Art Hub), Altomonte CS; Mapping rassegna di Videoarte, Centro Cecilia, Tito PZ.Dal 2008 è corrispondente di FLASH ART – Politi Editore e della rivista JULIET- Art Magazine. Inoltre scrive per SEGNO – rivista internazionale d’arte contemporanea e ha collaborato per la rivista Arte Mondadori. Attualmente si occupa del progetto 2video www.undo.net e dell’archivio di videoarte ArtHub.it (MI) www.arthub.it.> GIOVANNI VICECONTEcuratoreParlare di videoarte come forma d’espressione nella scena artistica contemporanea, oggi è sempre più attuale e vicino al nostro modo di comunicare. In effetti, negli ultimi anni l’uso di questo linguaggio si è evoluto e diffuso soprattutto tra i giovani artisti, che ormai considerano tale mezzo parte integrante della loro formazione/produzione, poiché assolutamente affine alle modalità comunicative e sociali del nostro vivere moderno e in grado di offrire opere in piena tangenza di poetica ed estetica con quelli che sono le proposte degli altri linguaggi visivi.Grazie alle nuove modalità di lavoro, oggi si disegnano sempre nuove possibilità di montaggio digitale, ma soprattutto attraverso il computer sono nate anche nuove problematiche legate alla multimedialità e alla circolarità della comunicazione e del pensiero artistico sul web.Rispetto al passato la conformazione del messaggio è spesso legata alla manifestazione di una realtà quotidiana che è elaborata dall’artista attraverso uno studio che guarda al linguaggio televisivo del TG o del web-news. Pertanto, il mezzo video non è solo operazione epidermica ma riflessione sul ruolo dell’autore nella società contemporanea, rapporto e confronto fra l’estetica e la tecnica, tra tecnologia e la comunicazione. Il video ha così come obiettivo la documentazione in diretta della realtà, la conservazione della memoria di ciò che è avvenuto e di ciò che è passato, ma anche espressione di riti di massa, della geografia dello spazio, del paesaggio metropolitano, autobiografismi e questioni d’identità e di tempo.Video come “Ritratto”, che mostra una specifica veridicità non solo ricca di nessi, emozioni e fascinazione estetica, ma anche un modo per documentare e contestare un sistema dove l’instabilità, lo scontro, il malessere e la crisi sono sentimenti sempre più vicini e presenti nel clima d’incertezza sociale ed esistenziale del mondo contemporaneo. Questi concetti sono svolti in una continua e persistente ibridazione-contaminazione tra performance, espressione narrativa, linguaggio cinematografico e multimedialità.La rassegna dal titolo PIXEL – La nuova generazione della videoarte italiana, pensata per la II edizione di Marche Centro D’Arte, coinvolge videoartisti tra i più interessanti e rappresentativi del panorama contemporaneo -Filippo Berta, Silvia Camporesi, Cosimo Terlizzi, Daniela De Paulis, Armando Fanelli, Tiziana Contino, Rebecca Agnes, Laurina Paperina, Antonio Guiotto, Alessandro Fonte, Devis Venturelli, Matteo Mezzadri, Christian Rainer, Maria Pecchioli, Diego Cibelli, Sabrina Muzi, Diego Zuelli e Luca Matti. La selezione non vuole fissare una strada né si basa su un determinato argomento, costituisce piuttosto una panoramica di quella che è la tendenza di questi nuovi linguaggi e mette in mostra diciotto realtà artistiche diverse, che con differenti modi di agire ci mostrano una determinata oggettività narrata tramite uno specifico linguaggio e in base al proprio modo d’esprimersi.

LUCA PANARO: Nato nel 1975 a Firenze, è critico d’arte, curatore e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Ha recentemente pubblicato i libri “Tre strade per la fotografia” (Apm 2011) e “L’occultamento dell’autore” (Apm 2007), oltre ai saggi “Community. La ritualità collettiva prima e dopo il web” (Electa 2010) e “Realtà e finzione nell’arte contemporanea” (XXI Secolo, vol. 4, Enciclopedia Treccani 2010). Ha curato varie mostre personali, fra quelle collettive ricordiamo “City Limits” (Expo Shanghai 2010) e “Rereading the Image” (Biennale di Praga 2009).

SENZA TITOLO
Non mi capita abitualmente di curare una mostra priva di un argomento che faccia da collante alle opere presentate dagli artisti. Per deformazione professionale sono portato a confezionare collettive per dare forma a una mia idea sul presente. Trovandomi nella circostanza di dovere selezionare dieci artisti con cui ho lavorato in passato, oppure ho desiderato farlo senza mai averne l’occasione, ho pensato di approfittarne per mettere insieme personalità artistiche differenti, rimanendo però legato alla mia area di ricerca, all’immagine quindi, in prevalenza fotografica, con qualche incursione nella pittura, nel disegno e nell’installazione. La privazione dei miei abituali strumenti di lavoro è stata però proficua, nella misura in cui l’assenza di un argomento guida mi ha consentito una maggiore concentrazione sulle opere degli artisti e sulla poetica che le sostiene, senza incorrere in forzature curatoriali nel ricondurle a un tema designat

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