Nato a Belluno nel 1981 attualmente vive e lavora a New York. Ha esposto internazionalmente in numerose mostre personali e collettive. Tra le recenti mostre personali “Burning colours trying to turn my blood black” alla galleria Luis Adelantado Valencia in Spagna (2011).

Davide Zucco in pochi anni è riuscito ad elaborare un linguaggio molto articolato ed efficace intorno all’immagine, mantenendo sempre chiaro nel suo percorso il punto di partenza, che poi in parte coincide con le sue origini, come l’artista stesso dichiara. “Sono nato e sono stato educato a Belluno, una piccola città nella catena italiana delle Dolomiti. Crescendo in quel luogo ho avuto l’esperienza di una forte presenza della Natura, della sua bellezza e del suo ruolo per la comunità, come risorsa materiale da un lato, e dall’altro come potenza dominante e incontrollabile.” Quest’origine, che può essere tradotta in una tensione verso un principio universale e immanente, è l’incipit e insieme il leit-motiv filosofico e spirituale di un percorso che attraversa diversi ambiti culturali. Tutto un mondo che si riflette ben oltre lo specifico dell’arte appartenendo a quella cultura metropolitana e internazionale che trova voce in molteplici scene culturali underground. Ma ben oltre rimandi e semplici assonanze il lavoro di Davide Zucco ha la forza di staccarsi dal magma visivo di questi filoni per orientarsi verso un’immagine più ascetica, espandendo la pittura verso soluzioni ambientali che costruiscono un universo raffinato che avvicina mondi opposti. Nelle sue opere recenti infatti, l’elemento naturale, che rievoca esperienze di Land art e Arte Ambientale si fonde all’energia fluo del colore e all’incisività del disegno, restituendo all’osservatore una vertigine minimal, insieme pop e spirituale. La natura, forza originaria e insopprimibile, rinasce continuamente nelle opere di Davide, presentandosi come anima del mondo e delle cose. L’opera in mostra, EvilDevil, è parte di un’installazione molto poetica in cui si scorge un’allusione al “fuoco alchemico” dell’arte quale elemento in grado di rigenerare la potenza universale della natura, quasi un rituale di trasformazione dell’ombra in luce, della morte in vita. Dice l’artista: “Io sento che l’arte è ciò che ho di più vicino alla religione, ma al tempo stesso mi sento come uno scienziato che intraprende un dialogo con l’esistente”.

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