(Torre del Greco, 1975) L’artista, di origine napoletana, vive e lavora a Londra. Tra il 2004/2006 frequenta l’Università di Westminster e consegue il Master di photogiornalismo. Le sue opere sono state esposte nel Regno Unito e all’estero e pubblicate in numerose riviste quali il Watch Magazine.

La fotografia, per sua intrinseca natura è testimone della realtà, è il racconto istantaneo di un dato oggettivo, di un momento e di un luogo precisamente definiti nel tempo e nello spazio, estratti meccanicamente da essi per essere eternalizzati. Nel tempo breve di uno scatto un luogo fisico si trasforma in luogo della memoria.In questo contesto si inseriscono il lavoro e la ricerca di Gigi Cifali, artista italiano che ormai da lungo tempo risiede in Gran Bretagna, una ricerca che si esprime attraverso lunghe serie fotografiche, racconti in divenire di cambiamenti, di mutazioni, di trasformazioni in cui l’attitudine fortemente poetica dell’artista fa rivivere un certo gusto pittoricistico che, se da una parte ha un sapore d’altri tempi, dall’altra genera emozioni e coinvolge lo spettatore in un gioco di rimandi e di prese di coscienza fortemente attuale.Inquadrature perfette, colori calibrati rimandano la mente alla pittura di paesaggio che, tra il Seicento e l’Ottocento, da rappresentazione dell’idillio arcadico e pastorale, diventa manifestazione della potenza della Natura. Così guardando New Vesuvian landscapes (Nuovi paesaggi del Vesuvio, 2011), una serie di paesaggi alle pendici del Vesuvio, è impossibile non pensare alla delicatezza del paesaggismo classico francese e contemporaneamente alla grandiosità ed alla potenza dei romantici tedeschi ed alla raffinatezza dell’italiana Scuola di Posillipo. Qui il paesaggio vesuviano, noto al mondo da secoli per la sua bellezza, viene rappresentato come in un tondo pittorico devastato dalle brutture dell’abusivismo edilizio.In Absence of Water (l’Assenza dell’Acqua), Cifali si concentra invece sulle piscine storiche inglesi. I colori freddi ed i tagli perfetti danno risalto alle architetture tardo vittoriane finemente elaborate, in cui il gusto primi Novecento segna l’estetica di un luogo di cura, ma anche di divertimento e a volte d’affari. Grandi piscine pubbliche che, all’apice del successo negli anni Trenta, diventano vittima di un graduale abbandono e conseguente degrado per essere poi spesso svuotate, chiuse o demolite a causa degli insostenibili costi di gestione. L’artista documenta nell’assenza dell’acqua dalle piscine vuote la morte di una struttura che perde la sua funzione. Monumentali fantasmi, privi di identità, spesso bellissimi, sono oggi abbandonati, vestigia dei fasti del passato.

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