(Assoro, 1972) Vive e lavora a Pesaro. 2006 – “Primo Premio Internazionale Giovani Scultori”, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano. 2008 – XV Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni.

Ogni opera d’arte non racconta soltanto la propria storia ma diventa testimone di un’epoca, del contesto sociale e culturale di cui è prodotto. Ogni scelta quindi, dal materiale che la costituisce al tema che affronta, non dovrebbe mai essere casuale. In Termini non lo è; ogni elemento declina un aspetto della contemporaneità. Così l’idea di cantiere, di una tensione in sospeso, pervade ogni suo lavoro che si muove in un raffinato limbo di incertezza. Il metallo, i materiali industriali spesso prestati dall’edilizia, oggetti meccanici, vengono decontestualizzati e riassemblati nel tentativo di definire un nuovo modello di scultura contemporanea. Termini, con il suo lavoro, materializza quella sensazione di precarietà che sociologi e filosofi contemporanei descrivono come caratteristica predominante del tempo che viviamo, la rende visibile, percepibile al tatto, e lo fa prendendo a prestito dal mondo reale ciò che ogni giorno vediamo in modo distratto, trasponendolo nella dimensione dell’opera d’arte, quella dimensione dove è possibile e oggigiorno necessario, cambiare le regole del gioco.La prima opera in mostra è Pull (2012), video che documenta l’azione creata da Termini nel corso della sua mostra personale presso la Galleria ARTcore di Bari. Una macchina lancia-piattelli sistemata nello spazio lungo e stretto della galleria, nella fase dell’allestimento della mostra, spara i dischi di ceramica lungo le pareti, scalfendole, modificandole strutturalmente. Così il piattello, oggetto solitamente destinato a soccombere sotto un proiettile, in questo caso muta la sua funzione e diventa soggetto volto alla distruzione. L’artista utilizza la macchina e la parete per tracciare e definire uno spazio secondo una logica che soltanto apparentemente risulta casuale.Momentaneamente aperta (2011) è il titolo ironico che definisce una scultura composta da una struttura in multistrato ed un vetro leggermente slittato, momentaneamente aperto, appunto, tenuta insieme da una cinghia che le permette di reggersi in equilibrio; all’interno, piccole palline di polistirolo. L’artista lavora, secondo una logica squisitamente frattale, sul rapporto contenitore/contenuto, espandendo il campo d’azione dell’opera a tutto lo spazio circostante che diventa contenitore egli stesso della scultura. Le palline hanno una leggerissima carica elettrostatica e di conseguenza continuano ad uscire mentre il pubblico si avvicina e lo seguono appropriandosi dello spazio.

Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo Email:

Video
Area Stampa
Sfoglia i cataloghi