(Grottaglie, 1970) Pugliese, ma ormai di adozione fiorentina, ha partecipato ad alcune tra le più importanti mostre dedicate alla pittura italiana. Appartenendo alla generazione che ha visto perfezionarsi la tecnologia, scompone il dato naturale in un’astrazione netta.

Una tecnica di straordinaria intensità che affonda a piene mani nella tradizione della grande pittura italiana, è ciò che contraddistingue il lavoro di Giuseppe Restano. Piccole bande di colore, sottili variazioni tonali che conferiscono al dipinto un movimento intrinseco, accostamenti perfetti artefici di una vibrazione che toglie l’opera dalla fissità propria dell’ambiente bidimensionale.I temi sono quelli della memoria, ricordi, spesso d’infanzia, a cui Restano attinge ma che diventano, nella loro semplificazione estetica, elementi di una memoria collettiva. Momenti di vita spogliati dei loro caratteri distintivi che mai degradano nella scena di genere, conservano una straordinaria potenza nella loro disarmante semplicità. L’occhio dell’artista si concentra sul particolare, inquadra un elemento e ne estrapola le geometrie. Così oggetti di uso comune come un pattìno o la ringhiera di una discesa al mare diventano soggetti di pittura. Un pittura pulita, priva di ogni eccesso, in cui le sottili lamine cromatiche portano il quadro ad un effetto iperreale che non estranea e non crea distanza, ma al contrario accentua una vena emotiva e a tratti malinconica, in cui si percepisce perfettamente il filtro operato dal ricordo.Le ocre calde riempiono le campiture della sabbia, mentre i bianchi ed i turchesi stesi nelle varie intensità modulano le forme. L’oggetto investito da una luce vibrante si estranea dalla sua quotidianità diventando altro da sé.In questo contesto, l’oggetto spoglio della sua funzione perde la propria identità, e privo di relazioni spazio temporali si ritrova in un luogo che concettualmente non gli appartiene diventando un omaggio al mare, protagonista dei ricordi collettivi di una “vita da spiaggia” artefice del benessere economico di una San Benedetto del Tronto nel pieno del suo splendore.

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