Nata nel 1966 a Burghausen, Germania. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna con una tesi sulle relazioni fra arte ed ecologia. La sua ricerca artistica si interessa del rapporto tra umano e alterità animale o aliena.

Il lavoro di Karin Andersen si caratterizza ormai da qualche decennio per la presenza di futuribili ibridi zoomorfi che si aggirano spaesati, forse in cerca di casa, nei luoghi che noi uomini frequentiamo quotidianamente. Nelle opere di qualche anno fa, questi strani esseri viventi, in bilico fra umano, animale e alieno, li abbiamo osservati mentre volteggiavano davanti a noti edifici urbani, quasi ad esplorare dall’alto i passanti assolutamente indifferenti a questa presenza enigmatica. In altre opere successive le ambientazioni sono spesso zone periferiche postindustriali, dove gli alieni zoomorfi sembrano addestrarsi in gran segreto, mescolandosi però con gli esseri umani. Altre volte le immagini rendono più esplicita la presenza aliena, alcune navicelle spaziali, in seguito ad una comunicazione interplanetaria, si materializzano all’interno di luoghi reali e riconoscibili.Karin Andersen manifesta così la volontà di uscire dalla logica antropocentrica, cercando d’immaginare forme di vita teriomorfe, di natura o aspetto animale, ma anche vicina all’alieno, al diverso, a quegli esseri viventi respinti dalla società. L’impegno intellettuale che si cela dietro le immagini di Andersen, è quindi rivolto al riconoscimento da parte dell’uomo del debito culturale che ha maturato verso il mondo animale. L’uomo, infatti, nel corso della sua evoluzione, è stato culturalmente condizionato dagli animali, arricchendo così la propria conoscenza scientifica, imitando il volo degli uccelli o il nuoto dei pesci, stimolando così non poco l’immaginario artistico, dai demoni con le ali da chirotteri dipinti da Giotto ad Assisi, ai satiri che appaiono nei video e nelle foto dello statunitense Matthew Barney.In questo ultimo lavoro l’artista realizza una raccolta di ritratti teriomorfi, come in quasi tutti i suoi dipinti, anche questi personaggi non vogliono rappresentare nulla di mostruoso e demoniaco, ma non vogliono nemmeno offrire una visione idealizzante, sono piuttosto da intendersi come un tentativo per superare le tradizionali connotazioni moralizzanti sull’ibrido teriomorfo.

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