Nati su questo pianeta e subito emigrati nel loro cervello. Autodidatti come dei puma, creano un universo molto più plausibile del nostro raccontando la vita attraverso la morte (e non la morte attraverso la vita). “Fumetti profondi e vuoti. Un burrone”.

«In fondo che cos’è la vita?», si chiedeva Andy Warhol, «ti ammali e muori, tutto lì. Perciò devi sempre tenerti occupato». E’ l’unico modo per non pensarci. Anche se in realtà è innaturale non pensare alla morte una volta ogni tanto. Non c’è niente di più innaturale, perché la morte è l’unica cosa certa della vita. Mi viene da dire che è così naturale che lo capisce pure un bambino. E sì, è qui che volevo arrivare, all’infanzia, alla bellissima e spensierata infanzia. Quando si è ancora troppo piccoli per dover capire, ma abbastanza grandi per poter riflettere incondizionatamente su ciò che ti succede intorno. Solo un bambino di una manciata d’anni può affrontare certi argomenti senza pensare di dire cose a sproposito. Noi “grandi”, quando pensiamo alla morte pensiamo a quella degli altri, mai alla nostra. Ognuno di noi al sol pensiero di una propria imminente dipartita, seppure per scherzo, correrebbe immediatamente ai ripari abbandonandosi a scaramantici quanto primordiali scongiuri. I bambini no, non conoscono ancora queste bizzarre usanze imposte dalla società. Possono affrontare forti emozioni metabolizzandole nel gioco.E’ su questo argomento che si è focalizzata l’attenzione di maicol&mirco, scaltri testimoni di un mondo ancora tutto da scoprire: quello dell’infanzia. La loro, una fanciullezza come quella di tutti noi, fatta di fumetti e cartoni animati, inseparabili compagni di sogni autoreferenziali, indagano, senza denuncia, sui problemi più scomodi e sottilmente impercettibili della nostra società. Recentemente, nell’universo in continua espansione di maicol&mirco, il segno è andato progressivamente semplificandosi rispetto al passato, soprattutto nei personaggi, per complicarsi invece nelle atmosfere e nei paesaggi. L’intento ultimo pare quello di spostare l’attenzione dai protagonisti al mondo che abitano.

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