Nata a Bologna nel 1980, è un’artista che si occupa prevalentemente di fotografia e di cultura dell’immagine. Dal 2011 è co-fondatrice del progetto collettivo Vênus et Milö, attraverso cui realizza opere installative multimediali.

Il ritratto femminile viene affrontato in questo lavoro di Matilde Soligno mediante una stretta vicinanza con il soggetto fotografato. L’artista rompe le regole dell’estetica classica scegliendo di mostrare tutti i segni del tempo delle donne ritratte. Le peculiarità dei singoli volti, ripresi da vicino, perdono una precisa connotazione spazio-temporale, caratteristica alimentata ulteriormente dalle scelte tecniche di cui Soligno si serve per la realizzazione delle immagini. Ombre sgranate contrastano con zone di estrema definizione, che suggeriscono una paradossale dimensione di realtà e presenza nonostante la post-produzione digitale compiuta sulle fotografie. Si scorge anche una certa vicinanza stilistica alla ritrattistica pittorica di epoche passate, con intenzioni di analisi introspettive più che strettamente formali.L’artista sembra che voglia condurci anche ad una riflessione sul potere della fotografia, sulla capacità del mezzo di restituire una impronta della realtà e la sua conservazione nel tempo, funzione che il mezzo utilizzato svolge ancora egregiamente pur minacciato dall’utilizzo a volte improprio delle immagini. L’obiettivo di Soligno è quello di avvicinarsi quanto basta alla persona per carpire le informazioni necessarie, per farlo è necessario “raggiungere la distanza”, quella giusta, solo così dall’atto performativo della ripresa possono scaturire sentimenti intensi, a volte contraddittori: all’attrazione si contrappone l’imbarazzo, alla complicità l’indiscrezione. La situazione di grande intimità provocata dall’avvicinamento della camera al volto delle donne, sembra riscattare l’aspetto relazionale del gesto creativo, apprezzando i risultati ottenuti dai tempi di posa più lunghi imposti da un atteggiamento riflessivo. In questo modo Soligno prende le distanze da certe fotografie anaffettive e frettolose favorite dall’odierna industria dell’immagine.

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