Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 2003 lavora con gallerie italiane ed internazionali. Ha realizzato installazioni in spazi pubblici, gallerie e fiere d’arte (Basilea, Parigi, Londra, Bruxelles etc.). La sua ricerca artistica si concentra sull’utilizzo di materiali plastici che lavora in modo eclettico. Vive e lavora a Milano.

La scultura di Matteo Negri, ha preso avvio da un dialogo con il reale, caratterizzato agli esordi da una sperimentazione di tecniche e materiali in grado di riprodurre in maniera quasi oggettiva l’elemento concreto, spesso parti di motori e ingranaggi di elettrodomestici, rappresentati fuori scala, secondo una logica cara alla tradizione Pop, con tutta la sua carica ludica e a volte spiazzante. Questa pratica, che l’artista ha sviluppato testando materiali e forme diverse, andando a toccare di volta in volta significati nuovi, penso alle mine in ceramica, intere, lacerate, o esplose e sfaldate, si è arricchita di un nuovo uso del colore, non più materico e naturale come agli esordi, ma declinato in gamme brillanti. Procedendo per gradi, l’ulteriore tensione di questa ricerca è approdata ad un fare estremamente controllato nella serie L’Ego ©, che superando la tentazione del virtuosismo e della mimesi, e quella simbolica e allusiva, disloca l’atto della scultura in un’area operativa dove il fare è trasceso dal creare. Il Lego non è scelto dall’artista in quanto simbolo di gioco e creatività, ma in quanto elemento minimo di un fare moltiplicabile e accrescibile su scala potenzialmente infinita. L’Ego © è forma minima ed è pura possibilità. Attraverso la riproduzione in scala gigante e la ricombinazione dei celebri mattoncini Lego, l’elemento prelevato dalla realtà è trasformato in modulo linguistico che si costituisce come parte di un’articolazione creativa basata su nuovi equilibri. Una dislocazione di forme semplici e colori che posti sul piano della scultura si traducono in infinite soluzioni combinatorie. Il Lego ricreato diventa parte di un quadro o di una composizione scultorea che Matteo Negri, sposta di volta in volta dagli incastri giocosi ed astratti che alludono alla semplificazione vitale delle opere di Mondrian, o al minimalismo e alla purezza delle esperienze monocrome, fino a deformazioni virtuosistiche che flettono e allungano i moduli in nodi barocchi ed eleganti torsioni. Nella dialettica tra la semplicità e la razionalità delle composizioni astratte e il libero fluire dei nodi sta il quid che concerne l’esaltazione dell’atto creativo, puro, ludico, illimitato.

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