Mattia Biagi nasce a Ravenna nel 1974. Da 10 anni vive e lavora a Los Angeles dove intraprende il suo cammino artistico con il mezzo espressivo del catrame. Numerose le mostre in Europa e negli Stati Uniti, tra cui l’ultima al Mint Museum di Charlotte (NC).

 

La sottrazione dei particolari, l’occultamento e la rivelazione, è il gioco visivo che Mattia Biagi mette in scena nel suo lavoro. L’artista attiva un meccanismo percettivo in cui alterna una negazione alla riproposizione della forma essenziale, che si traduce nella traccia visiva di un’icona.In alcune interviste l’artista racconta che “tutto nasce a Los Angeles, dopo aver visitato Park La Brea, un’area geologica caratterizzata da giacimenti di catrame, pieni di fossili perfettamente conservati….” . Dopo questa esperienza prende avvio la creazione di sculture ricoperte di catrame filante. Quella di Biagi sembra una proiezione dei miti e degli oggetti del nostro quotidiano in un ipotetico futuro, simulando la fossilizzazione dell’esistente, degli oggetti a noi cari, e di quanto ha la forza di raccontare il presente in un museo immaginario. Il catrame nero estetizza la forme delle cose, anche le più banali, rivestendole di una nuova pelle che le stacca dal contingente per renderle solitarie ed assolute. Una solitudine per la verità inquietante e minacciosa, che allude inevitabilmente ad un post, dunque ad un distacco. Gli oggetti infatti, potenzialmente prelevati da una qualunque casa, da un’intimità sommessa, ricoperti di materia catramosa perdono ogni relazione affettiva e psicologica con chi li ha posseduti trasmigrando verso la museificazione.Il lavoro con le sculture in catrame, al quale si associa un’ironia ludica e al tempo stesso tragica, si evolve poi in nuovi esiti che si sganciano dalla dimensione dell’oggetto per divenire vere e proprie installazioni, anche in luoghi aperti. Nella serie Storm of Life, realizzata modellando sequenze di ombrelli neri aperti, collocati a grappoli e incastrati l’uno sull’altro, o cadenzati in sequenze geometriche, quasi militari, l’artista evoca sensazioni epidermiche e visioni inconsce che rimandano a superstizioni, angosce, e credenze popolari. A queste ultime l’artista fa ulteriori riferimenti in sculture che contengono sale rovesciato, scale sospese, specchi rotti, mescolando ricordi antichi ad un linguaggio visivo che svincolato da ogni tradizionalismo, si presenta vibrante e molto glamour.

Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo Email:

Video
Area Stampa
Sfoglia i cataloghi