Niba /Michela Nibaldi (1973) vive e lavora a Recanati (MC). Dopo la formazione artistica espone il suo lavoro in gallerie privati e spazi pubblici in Italia ed Europa. Lavora nel settore cinematografico nella realizzazione di effetti speciali, protesi e oggetti scenografici in film e videoclip.

Uno degli elementi di grande fascino nell’arte di Niba risiede nella sua straordinaria capacità di flettere una tecnica artigianale e antica come quella della terracotta in forme che rimandano ad un immaginario legato alla contemporaneità. La sua scultura intreccia forme e colori pop a rimandi fetish, andando a toccare corde subliminali che creano nel fruitore un senso di repulsione/attrazione.C’è una forma di bellezza che si cela nell’esasperazione di alcuni aspetti, in ciò che è percepito come devianza dal senso comune e che se contenuto entro certi limiti può essere fonte di seduzione. Questo segreto, che è il principio coltivato da tutti i grandi manieristi, antichi e contemporanei, che hanno subito per secoli il giudizio negativo di una critica incapace di scoprire il fascino delle loro invenzioni, è condiviso da Niba, che nel suo percorso artistico ha sempre avuto una sua personale andatura. Tra le sue serie più incisive ci sono quelle con i gatti e i conigli privati del pelo, tatuati e rivestiti con accessori in latex, gli stessi usati dagli amanti dell’erotismo fetish, che ci introducono oltre una soglia dove perversione e ironia si saldano in immagini che hanno un loro non comune senso tragico. Negli animali, l’esibizionismo e l’esaltazione dei corpi, esasperate nelle figure femminili, si traducono in un tacito mondo in cui ogni sguardo, ogni piega della pelle, raccontano l’indicibile che si cela in forme esasperate di erotismo. Gli animali sembrano a volte vittime, altre volte carnefici, in un gioco in cui il dominio sul corpo appare essere la regola. C’è una serie dove gli animali sono cuccioli. Qui il contrasto tra gli sguardi attoniti e le tutine fascianti che adornano i corpi creano uno stupore stridente e malinconico. Il lavoro in mostra, Trick or treat, sviluppa proprio questo aspetto notturno dell’opera di Niba, e in un’atmosfera quasi dickensiana, scopre il dolore legato all’infanzia, alludendo a traumi e promesse non mantenute. Scompare in questo lavoro il gusto per un erotismo d’epidermide, non a caso non vediamo tutine in latex e accessori da sexy shop. Un topo/bambino guarda un lecca-lecca colorato posto su un’enorme trappola. Oggetti e personaggi sono posizionati sopra un tappeto in pelo bianco che ricorda quelli su cui una volta si fotografavano i neonati. Sembra una scena in una soffitta polverosa. Niba qui va ben oltre l’ironia e la leggerezza del titolo, volendoci forse dire che l’infanzia, come del resto molti pensano, non è un luna park.

 

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