FISICITÀ

DC – Credo che per parlare di scultura prima di tutto si debba parlare di fisicità, di un’evidenza tridimensionale che hai davanti agli occhi e che è frutto di un lavoro manuale intenso, in ceramica poi questa manipolazione è evidente e arriva a toccare uno degli elementi della natura, la terra. Tu mi hai parlato di fisicità, di impeto, di tensione e di incoscienza, potremmo anche dire però a questo punto che i tuoi lavori sono una sintesi di forza, necessità e idee in evoluzione?

LC – Sì, meglio dire un contenimento di forza e fisicità che il materiale e le forme richiedono.

Nello stesso tempo, la forma (scultura) diventa il “foglio di carta” dove appunto e sintetizzo le idee in evoluzione.

In questa fisicità però c’è anche una parte più progettuale legata all’esperienza. Ovvero tu sai, mentre lavori, che poi quello che modelli cambierà. La terra ritira, cambia di colore e gli smalti il senso delle forme. Quindi si lavora anche mentalmente pensando ad una sorta di proiezione dell’ opera soggetta anche e spesso ad imprevisti.

 

SINUOSITÀ

DC – Per quanto mi riguarda io vorrei sottolineare come prima cosa la sinuosità che noto, la morbidezza delle forme a cui qualche volta ha fatto da controcanto uno stridore, un taglio o una linea secca. i tuoi lavori a me evocano mondi, fantasie, viaggi e spero che anche questa volta la magia si ripeta.

LC – Il valore evocativo, la memoria, l’esperienza ed elementi di invenzione sono sempre presenti.

Le forme semplici rimandano ad elementi esistenti che vengono interpretati e cambiati di contesto.

La sinuosità e la morbidezza entrano in conflitto con gli stridori e i tagli.

Quello che prima era un elemento di disturbo, ora diventa parte della forma, metabolizzato ed inserito, in contrasto con il sinuoso e il morbido.

 

NATURA

DC – “Concentrare l’attenzione sulla pianta che cresce spontaneamente a dismisura nel prato tagliato da poco”. Ho messo natura perché l’idea della ricerca di imperfezioni della natura ha stuzzicato la mia curiosità, certamente la tua rappresentazione della natura non è immediatamente evidente, la trovo mediata e mutata, eppure pensare a un prato dove c’è stato l’intervento umano e a una pianta che vi cresce senza che questo vi intervenga per controllarla, crea un contrasto tra disordine ed ordine che può essere letto a parti inverse da entrambi i punti di vista.

LC – La natura mi interessa in quanto forza incontrastata. La pianta spontanea e infestante cresce più forte e vigorosa, fregandosene di tutto il resto.

La stessa cosa fanno i vulcani, il maremoti, il cicloni. C’è una parte di mondo che agisce incontrastata.

Questo provoca in me un forte interesse, l’uomo in questo caso non può far altro che assistere.

Ed infine il contrasto tra ordine e disordine si può tradurre in un contrasto tra prima e dopo. Quello che era e quello che è diventato .

In questi eventi l’ uomo lascia piccoli segni o scopre nuove cose che la natura ha liberato da sedimenti o ha creato.

 

 

Suggestioni

DC – I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Dolcenera di Fabrizio De Andrè

LC – I numeri degli anni ’80 di Airone, il Monte Catria, il Monte Nerone, i racconti di Arto Paasilinna, Moby Dick di Herman Melville, Atmosphere e Disorder dei Joi Division, Race for the prive dei Flaming Lips, Brian Eno in Music for airport, gli Autechre,, Aphex Twin… ma anche De Andrè in Khorakhané, Anime salve, Dolcenera.

 

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