DISSENTIRE
DC – Credo che il punto da cui dobbiamo partire sia dissentire, il rifiuto dei dogmi, delle convenzioni delle costrizioni che ci circondano, lo trovo un passaggio fondamentale per liberarsi dalle ipocrisie di ogni giorno e ogni tipo, siano esse religiose o dovute a un atteggiamento buonista.
GC – Dissenso come strumento pro-positivo di risposta nei confronti di una realtà che sempre più presuppone comportamenti conformi ai diktat dei sopraelencati poteri forti. Il No che sottolinea la non appartenenza a logiche oppressive, populiste e demagogiche che cancellano l’individuo a favore di un agglomerato indistinto, docile e asservito che solo raramente riesce a rilevare l’intrinseca violenza del potere e i suoi meccanismi per dissimularla. Per sua natura il dissenso è un percorso doloroso che inevitabilmente porta il suo portavoce all’emarginazione, all’isolamento e, di conseguenza, al silenzio. Di solito questa è la punizione riservata a chi dissente. Altre volte il prezzo è ben più elevato.

CONTINUITÀ
DC – Un filo attraversa tutto il tuo lavoro, e, anche nelle differenze formali, arriva a dare un concetto di continuità ad esso. Mi piace credere che ci sia questa continuità anche tra le opere che parlano di dolore e di ferite e Walls, mi piace pensare che i palazzi fotografati, che riflettono altri palazzi, abbiano una funzione di mascheramento/smascheramento e che dietro quelle vetrate ci siano storie di dolore antiche da mostrare all’esterno per poterle superare, questa ovviamente è una mia idea e mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi e cosa intendevi in principio
GC – La continuità come fedeltà ai propri ideali e aspirazioni che si può manifestare anche in molti modi diversi usando i più svariati linguaggi ma che, ad un’analisi più attenta, testimonia il desiderio verso uno spirito critico lontano da logiche di tornaconto. La continuità del mio lavoro sta nel porre l’accento sull’unicità e sul valore dei comportamenti umani anche quando questi sono al di fuori delle varie convenzioni. Da ciò, il dolore come conseguenza inevitabile dell’emarginazione operata dal potere istituzionalizzato. Sia che si tratti del potere religioso (e quindi politico) che specialmente in Italia opprime l’individuo verso discriminazioni sociali di stampo medievale, sia che ci si riferisca al potere economico che vola verso una logica globale terzomondista dove la concentrazione della ricchezza si va sempre più restringendo. Ed è proprio a questa logica di concentrazione di potere e risorse che si riferisce la mia serie Walls dove in luoghi ristretti in occidente si decidono le sorti di milioni di persone, dietro ad invalicabili muri, spesso fatti solo di vetro, dove la trasparenza visiva nasconde un imperscrutabilità e arroganza insormontabili. La finta vicinanza che spesso non è altro che la distanza più irraggiungibile.

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