Improvvisamente ciò che sappiamo si annulla,ogni differenza diventa inutile, l’ordine delle cose viene sovvertito. Un ribaltamento che mette a dura prova la nostra capacità di giudizio. Emerge il dubbio, l’incertezza, come nell’ultimo lavoro di Giorgio Pignotti (Ascoli Piceno 1979) . L’artista riproduce in pittura, utilizzando grandi formati, volti di criminali ripesi da foto segnaletiche. Nello specifico si tratta di materiale estratto dagli archivi giudiziari americani degli anni 1930-’50.
L’osservatore è, dunque, di essere di fronte ad un criminale e l’attenzione viene catturata dal volto. Un approccio visivo che collega il lavoro agli studi di fisiognomica condotti da Cesare Lombroso alla fine dell’Ottocento e consente di spostare l’attenzione sulla capacità di riconoscere chi abbiamo davanti attraverso le caratteristiche fisiche. Una forma di autodifesa che sconfina nella morbosità se si tratta di fatti illeciti.
La schedatura compiuta dalla legge sembra rendere immediata la differenza tra il bene e il male che acquista, invece, una consistenza impalpabile quando si fissa lo sguardo di chi sappiamo aver commesso un crimine. Processo che avvicina a quella parte in ognuno di noi che fa paura esplorare.

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