La totalità del tempo è racchiusa nel nostro sguardo, l’infinito ci apre gli occhi, l’attimo ce li chiude. Io e Mario Vespasiani
Mario Vespasiani mi chiede di leggere tra le parole, di stare fuori, negli interstizi tra le cose, suggerisce visioni ulteriori, parla per viraggi, lampi di luce, nel disfarsi pulviscolare delle cose.
Riflette:
Mi è cara l’idea della QUARTA DIMENSIONE, nel tempo come nel CORPO, nello spazio e negli SGUARDI.
Un’antica metafora vuole che nella navigazione gli uomini trovino virtù e conoscenza e che là sullo spaesante MARE, lontano, meglio comprendano il loro DESTINO.
NAVIGAZIONE: il fluttuare tra ARIA e ACQUA, conduce agli ABISSI come verso i CIELI STELLATI.
Le donne ritratte evocano SIRENE, immobili, magnetiche che cantano di PASSIONI e richiamano PRESAGI.
Una riflessione sul concetto di dilatazione del fattore spazio-temporale, di collasso del transitorio, ma anche di MUTAMENTO fisico e mentale, che spinge ad intraprendere un viaggio, nella prospettiva della sostituzione di un territorio noto e conosciuto con un altro ignoto.
VIAGGIO come allontanamento dalla communitas e sospensione dell’identità sociale, come modello esperenziale incentrato sul sondaggio dei propri limiti.
NAUFRAGIO: abbandono di sé nello spirito, rischio del PIONIERE che abbandonando le terre già conquistate si apre ad altre esperienze, all’ignoto.
Un tempo le Pleiadi fornivano un punto d’orientamento in mare aperto; ora questi sguardi come lucciole, vogliono ILLUMINARE IL BUIO e richiamare le IMPRESE AUDACI dei grandi esploratori o di chi in ogni opera prova ad andare oltre, spostando più in là il proprio confine.

MERAVIGLIA
Mario, La tua area semantica: viaggio, fluttuare, racconto, sensualità, abissi, cieli stellati, purezza, pellegrinaggio, sguardi, orizzonte, riflesso, vibrazione, desiderio
Sulla terra una sorta di debole eco di quella musica ci raggiunge e, attraendo le nostre anime, suscita in esse il ricordo di quello che hanno sperimentato nella vita precedente. Le orecchie, tuttavia sono tappate (…)da ostacoli e affetti carnali. Ma l’anima, che per sua natura ricorda, prova qualcosa in tutto simile ai più folli trasporti d’amore, sospirando e desiderano liberarsi dal corpo, ma incapace di farlo. (Plutarco, Quaestiones convivales)
- Tim Buckley, Song to the siren, Nesli, Notte vera

S., La mia area semantica: inafferrabilità, sensazione, fuggevolezza, inquietudine
-Proviamo a dormire. (…) dormire, nient’altro. E aspettare che arrivi il sogno. (M. Haruki)

ESPERIENZA
M, La mia area semantica: canto, naufragio, speranza, ignoto, corpo, opportunità.
Pooh, Maria marea

MARIO, per una chiusura aperta del nostro dialogo, lasciami una frase che dia titolo al nostro tentativo di dilatazione delle percezione, al nostro ragionare per parole-chiave, a rendere conto di un progettare che diventa fare:

“La totalità del tempo è racchiusa nel nostro sguardo, l’infinito ci apre gli occhi, l’attimo ce li chiude”.

Perché, Mario, hai bisogno dell’arte?

Ho bisogno della trasformazione, esperienza interiore che porta ad espandere e a donare qualcosa di me stesso. Ogni gesto quotidiano deve contenere le vibrazioni delle grandi imprese, tra slancio e nuovo equilibrio. Il bisogno sta dunque nel creare un “significato” che fino ad all’ora non c’era e dal quale poi lanciarsi verso un “nuovo” ignoto. Come un generatore di visioni a flusso continuo, voglio mostrare quello che ritengo l’aspetto mistico e sacro della vita, quel senso di appartenenza col tutto attraverso l’energia in libera mutazione che è propria della pittura e del mondo.


Simonetta Angelini

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