(San Benedetto del Tronto, 1964) Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Macerata ed alcune importanti collaborazioni cinematografiche, nel ’91 esordisce con la sua prima mostra personale al Palazzo Ducale di Urbino; da allora le sue opere sono esposte in Italia e nel mondo.

Le opere di Paolo Consorti sono la fusione di linguaggi artistici differenti che si muovono dalla pittura alla performance alla fotografia, che, combinati, danno luogo ad effetti di straordinaria intensità. Nel suo lavoro riecheggia la grande tradizione della pittura italiana, quella capacità tutta nostra di creare orchestrazioni di enorme complessità, dove i grandi non scadono mai nella ricerca pura dell’effetto e dello stupore fine a se stesso, ma conservano sempre un rigore compositivo che accende l’opera di significati. I temi stessi affrontati negli anni da Consorti tendono alla rilettura contemporanea dei miti, siano essi cristiani o pagani, sacri o secolari, cercando di attualizzarne i significati, spesso con grande ironia. Un recupero della tradizione che crea un’intelligente contraddizione con le tecniche di cui si serve, un modo, anche questo, di parlare ai più secondo un linguaggio figurativo, che, apparentemente semplice, rapisce lo spettatore in un vortice di colori e forme, per poi scatenare un meccanismo di riflessione ed approfondimento.In questo contesto si inserisce la serie Rebellio Patroni (2011), di cui il San Benedetto qui presente è parte. La serie, proposta per la prima volta in occasione delle celebrazioni per i Centocinquant’ anni dell’Unità d’Italia, diventa un lavoro di memoria collettiva di straordinario impatto. Una semplificazione popolare di un’ iscrizione del periodo fascista sul Palazzo della Civiltà del Lavoro a Roma, vuole l’Italia “popolo di santi, poeti e navigatori”; così, fuori dal luogo comune, Paolo Consorti rende i Santi, testimoni di una devozione popolare che perdura nei secoli, simbolo di una radice condivisa e dell’unità di un popolo. L’impianto è quello tipico dell’iconografia popolare dove il miracolo, gli strumenti del martirio o l’estasi, diventano l’elemento cardine della rappresentazione, ma l’artista rilegge questi elementi attualizzandoli alla più stretta contemporaneità.Il San Benedetto rappresenta un omaggio alla sua Città ed al luogo della mostra. Un’edicola, un’effige per la devozione veloce e fugace come quelle che spuntano numerose agli angoli delle strade anticamente frequentante dai pellegrini, viene contornata di conchiglie come a ricordare la vocazione marittima della Città, mentre il Santo, come l’iconografia richiede, in abito da soldato romano, sta compiendo un miracolo.

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