Nata nel 1964 a Brescia, si distingue per la sua ricerca artistica di forte impatto introspettivo, dopo aver vinto premi nazionali ed internazionali, espone in prestigiose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

La fotografia non è «mai uguale a quello che si vede» dice Felix Winter protagonista del film Alice nelle città di Wim Wenders . Il confronto tra foto e realtà può essere deludente, nella misura in cui l’immagine non coincide con la visione diretta del mondo. Ma questo mancato riscontro riserva anche interessanti sorprese, specie quando la fotografia è in grado di trasfigurare il reale portandolo in una dimensione introspettiva. Patrizia Zelano, nella serie In carne e ossa, sfrutta le caratteristiche illusorie del mezzo fotografico restituendo classicità a un soggetto la cui visione diretta risulterebbe sgradevole. Uno stabilimento atto alla raccolta di animali morti e post-macellazione, un paesaggio inquietante che provoca repulsione in una relazione frontale. Grazie alla mediazione dell’apparecchio fotografico questo soggetto viene nobilitato, aprendo ad altre suggestioni: si riconoscono per esempio atmosfere seicentesche alle quali ci ha abituato certa pittura. Lo sguardo ravvicinato di Zelano è in grado inoltre di rintracciare texture naturali nell’accumulo di organi in via di decomposizione, la realtà non è modificata, si presenta soltanto carica di un rinnovato fascino.Se da un lato è apprezzabile il gusto classico per la forma e l’abile gioco chiaroscurale, dall’altro persiste la difficoltà nell’accettare visivamente la morte, fra i pochi tabù ancora esistenti nella società contemporanea. Sono molti tuttavia gli elementi che riallacciano direttamente il tema della morte alla fotografia. E’ stato forse Roland Barthes il primo a sottolineare questo legame, parlando di quella «cosa vagamente spaventosa che c’è in ogni fotografia: il ritorno del morto». Nelle opere di Zelano però questo tema prende una direzione differente, diviene piuttosto metafora della fragilità della vita, una riflessione che parte dalla documentazione della realtà per mostrare un dolore interiore. Un messaggio che fa riflettere sull’uomo, predisposto a celare i misfatti per accrescere il proprio benessere, ormai in preda a un agire senza una guida, privo di etica.

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