Vive e lavora a Recanati. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. La sua ricerca artistica si avvale di diversi linguaggi espressivi tra cui fotografia, installazione e disegno. Il suo credo “L’arte senza etica è solo estetica”. Nel 2011 ha partecipato alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia Regione Marche, e a L’arte non è cosa nostra, Palazzo delle Esposizioni, sala Nervi, Torino (2012).

Nel lavoro di Rita Soccio si alternano due polarità, una formale e linguistica, l’altra di tipo comunicativo. È dalla confluenza di questi elementi che l’artista genera immagini immediatamente riconoscibili, riferite al marketing pubblicitario o a vedute e soggetti ampiamente conosciuti ed esperiti, eppure disorientanti, poiché su di esse interviene uno spostamento di senso che genera nuovi significati, invertendo la natura di profili condivisi. Quella di Rita Soccio è una guerriglia visiva ai condizionamenti culturali e antropologici del consumismo globale e dell’apoteosi del profitto. Sebbene la leggerezza delle immagini dissimuli e inganni sulla natura del discorso l’intenzione dell’artista è di denunciare attraverso una sottile provocazione. Rita Soccio, con atteggiamento riflessivo e consapevole ama ripetere “l’arte senza etica è pura estetica”. Questo pensiero è l’anima del suo lavoro ed è strutturato intorno ad alcuni nuclei tematici che si saldano l’uno all’altro. Già a partire dai suoi primi lavori che rivisitavano le figure di Stella e Lindo, rispettivamente i protagonisti della pubblicità di Mastro Lindo e del brodo Star, trasformandoli in persone dall’esistenza ordinaria, Rita Soccio dichiara apertamente gli intenti della sua arte. L’artista vuole attraverso il linguaggio visivo proporre un tipo di comunicazione che spesso, giocando sulla sorpresa e l’ironia, rovescia ciò che è ormai acquisito come modello di pensiero e stile di vita. Un analogo procedimento di rigenerazione dell’immagine è usato in Assenze, una serie dedicata al paesaggio e alla sua progressiva cancellazione dovuta al rivestimento di porzioni di terreno con pannelli fotovoltaici. L’intervento dell’artista è minimo, ma in grado di attuare quegli slittamenti che producono nuovo senso. Il paesaggio visto dal satellite è forato da porzioni bianche che ricalcano le tipiche geometrie che intagliano le colline marchigiane. L’incastro delle parti diviene una composizione astratta costruita su solidi equilibri formali. Nel recentissimo Warning anziché sottrarre o sostituire, interviene potenziando al massimo l’illusorietà dell’immagine che spinta verso un’irrealtà provocatoria, è seducente quanto disturbante ed avariata. In mostra è presente un’installazione appartenente a questo nuovo progetto, composta da tre ritratti digitali di bambine/bambole assurdamente agghindate e truccate come piccole donne. Di fronte alle tre bimbe, inconsapevoli della perdita e della violenza a cui sono sottoposte, sono depositate tre torte stile Maria Antonietta, trofei pastificati all’altrettanto innaturale aspetto delle bambine, così belli e minacciosi che sembrano bombe pronte ad esplodere.

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