Cicchinè vive e lavora a Massignano (AP).Socio fondatore dello Studio Associato Design?, ha esposto il proprio lavoro in mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati italiani.

Roberto Cicchinè è un esteta. Ha fatto dell’eleganza e dell’equilibrio il tema del suo esordio fotografico, coltivando un particolare interesse per il corpo, scandagliato come forma pura e per le emozioni che può suscitare. Una fotografia perfetta, a cui nulla può essere tolto o aggiunto, silenziosa, senza tempo. Sono infatti immagini sospese, quelle di giovani ragazzi che chiudono gli occhi bagnati da una pioggia fantasmatica, o di corpi tesi in sforzi muscolari che si bloccano in energia trattenuta. Alternando toni delicati e sottili ad un’energia dalle sfumature erotizzanti Cicchinè ha esplorato le potenzialità emotive ed evocative di un’immagine. In queste opere il tema del movimento e del cambiamento sono trattati in sequenze che vanno osservate nella loro dinamica processuale, resa visibile in scandite sequenze temporali o supposta come sviluppo ipotetico di ciò che è visibile. Allusioni e dichiarazioni incomplete, chiamano ad una partecipazione attiva l’osservatore, necessaria a dare integrità al progetto iniziale. Questa dinamica inclusiva è stata sviluppata dall’artista particolarmente nel suo recentissimo lavoro velocità=spazio/tempo, una complessa opera installativa che intreccia, scultura, video, fotografia e azione. In essa Cicchinè, sospendendo tempo e movimento, e suggerendo deformazioni percettive innescate dall’osservazione di una tavola optometrica rivisitata, ci introduce totalmente straniati un ambiente quasi asettico, dove ogni nostro passo si carica di tutta la materia corporea che su di esso si muove. In quest’opera si scopre maggiormente il lato metafisico e filosofico del lavoro di Cicchinè, la sua riflessione sul destino umano, condotta oltre la retorica, attraverso immagini spiazzanti e un silenzio immobile che suonano come un memento mori. La sua visione dell’eternità rimanda alla materia, al corpo, alle azioni umane, non per nulla uno specchio a forma di croce riflette i movimenti interni allo spazio e gli sguardi di chi osserva, rispondendo a chi gli ponga questioni di non cercare risposte oltre la soglia del visibile, sebbene esso possa generare illusioni. Illusioni che pure ci consolano, eternate nel marmo e nella fissità di un’immagine, come risposta umana al destino travolgente di insensatezza e distruzione a cui uomini e cose tentano di trovare una loro personale e temporanea forma di resistenza.

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