Nata a Forlì nel 1973, laureata in filosofia, vive e lavora a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video e facendo spesso ricorso all’autorappresentazione, costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni.

Per Silvia Camporesi l’arte è un cammino verso una crescita spirituale, il suo approccio alla ricerca non è mai freddo e distaccato, anzi, la partecipazione è una componente fondamentale del suo lavoro. Per questo motivo a volte è lei stessa il soggetto delle fotografie, in modo da vivere sul proprio corpo le gioie e le paure che si celano dietro alla costruzione di ogni immagine.Nelle opere qui presentate questo però non accade, perché il lavoro affronta una problematica diversa, forse più intima di altre, sembra quasi precedere la fase puramente creativa ed estetizzante di formazione dell’immagine, dove si percepisce il gusto che l’artista prova nel rifugiarsi in una dimensione onirica. Oggi forse questa “passione” per lo smarrimento è un atteggiamento molto più diffuso, che rispecchia bene i nostri tempi. Bisogna però imparare a conviverci e a volte cercarlo intenzionalmente, assaporarlo e assumerlo come se fosse una medicina. In questo modo le immagini appaiono allo spettatore come visioni, non ci sono certezze ma soltanto rappresentazioni congelate che presuppongono un’imminente scossa, che però non avviene.Quando Camporesi sofferma l’attenzione sul paesaggio non lo fa solamente per apprezzare le forme della natura, ma è per lei il punto di partenza per una lettura malinconica della realtà, con forti componenti surreali e ricca di riferimenti narrativi, come si può apprezzare nell’installazione fotografica intitolata La luna piena è una cosa perfetta che già il giorno dopo non si rivedrà più (2010). Il tentativo è quello di raccontare la realtà arricchendola di suggestioni, frutto di una grande sensibilità percettiva. Nell’immagine di questa serie intitolata Breve storia dell’infinito, un fuoco perpetuo con il suo moto circolare viene interpretato dall’artista appunto come la materializzazione di ciò che non si può arrestare. Già in altri lavori era presente questa attenzione alla circolarità e all’infinito, assieme alla citazione letteraria e alla presenza di un’estetica sospesa e marcatamente al femminile. Inoltre l’attesa e la rinascita, il finito e l’infinito, il limite e il superamento, sono componenti fondamentali nella lettura dell’opera di Camporesi.

Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo Email:

Video
Area Stampa
Sfoglia i cataloghi