Nato a Genova nel 1966 vive e lavora a Milano. Ha esposto il suo lavoro in gallerie private e spazi pubblici italiani e internazionali. Ha partecipato alla Prague Biennale 4, alla Biennale di San Pietroburgo e alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia presso il Padiglione Italia alle Corderie dell’Arsenale.

Vanni Cuoghi costruisce un mondo all’apparenza leggiadro e fiabesco, che, come nella migliore tradizione della fiaba, sottende percorsi allegorici e psicologici. Le opere, spesso delicatissimi acquarelli su carta intagliata, sono costruite con straordinaria abilità e perfezione. Il colore, dosato e puntuale, stacca le figure dai fondi immacolati, che da qualche tempo l’artista intaglia e compone con sovrapposizioni di differenti carte, che poste su piani successivi, alludono a uno spazio scenico e a una profondità, tipicamente teatrali. Questa costruzione sposta significativamente le immagini di Cuoghi su una sorta di palcoscenico surreale, frapponendo tra esse e l’osservatore, distanze che consentono una reificazione dei personaggi e dei contesti dipinti. L’immaginario dell’artista è proiettato così in accadimenti che acquisiscono maggiore profondità, consentendo tempi diversi alla lettura, e un rallentamento percettivo che rende scoperte le differenti densità psicologiche dei personaggi, i quali possono apparire in una relazione diretta tra loro, oppure essere adibiti al ruolo di osservatori. Queste presenze, estranee all’azione principale, rimandano alla funzione del coro nella tragedia greca, naturalmente riveduta in un’ottica assolutamente interiore e psicologica, in altre parole moderna. Le diverse presenze sembrano allora esseri che si agitano in contrapposizione reciproca, anime divergenti in uno stesso corpo, gettate in un’incessante e surreale dialettica che contrappone vincitori e vinti, anima e corpo, autobiografia e immaginazione. Cuoghi sa toccare questi tasti con leggerezza favolistica, senza mai appesantire il discorso in paludate disquisizioni. La sua freschezza narrativa, nell’alternanza di toni popolari e citazioni colte, tratte da certa iconografia settecentesca e ottocentesca, in particolare quest’ultima frutto di una per nulla scontata ricerca nell’universo dell’immagine di epoca vittoriana, intreccia inquietudini e tabù, temi aspri presentati in sequenze quasi fumettistiche. In La disinfestazione dai buoni propositi un piccolo cameo è l’inserto fotografico di un uomo che spia la scena da dietro la finestra. Un particolare che fa scivolare l’immagine in una dimensione onirica e che amplifica pulsioni segrete.

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